Patologie
Luca Campana

La classificazione più recente delle cefalee distingue le cefalee di tipo primario e le cefalee di tipo secondario. Tra le cefalee di tipo primario, emicrania e cefalea muscolo tensiva sono le più frequenti.

L’emicrania è un tipo di cefalea, che colpisce circa il 14-16% della popolazione, caratterizzata da dolore unilaterale, a volte bilaterale, che dura da 4 a 72 ore e che si accompagna a sintomi neurovegetativi come nausea, vomito, fotofobia e fonofobia.

Il dolore è pulsante e spesso dall’intensità invalidante per il paziente.

La cefalea muscolo-tensiva (il comune mal di testa) è più frequente dell’emicrania e si caratterizza per un dolore bilaterale costrittivo e di bassa o media intensità.

Dura da 30 minuti a 7 giorni e può essere legato all’assunzione di posture scorrette, a una condizione di stress o di stanchezza e a una predisposizione del paziente alla patologia.

Le cefalee si definiscono croniche quando si presentano per più di 15 giorni al mese per più di 3 mesi; in questo caso è indicato consultare uno specialista (neurologo) che escluda cause di maggiore importanza (cefalea secondaria). Una volta escluse cause maggiori è opportuno rivolgersi a un fisioterapista-osteopata che dopo un accurata valutazione proporrà un programma terapeutico personalizzato per il paziente.

Cefalee primarie e cefalee secondarie: la classificazione

Le cefalee si dividono in cefalee primarie e cefalee secondarie.

Le cefalee primarie sono: emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo e altre cefalee primarie (da tosse, da attività fisica, da attività sessuale, da freddo, ipnica ovvero notturna, new daily persistent headache, una forma rara).

Le cefalee secondarie invece sono: cefalea da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari (come l’ictus), da patologie del cranio non vascolari (come ipertensione o ipotensione liquorale), da uso di sostanze (inclusi gli antidolorifici), da infezioni, da disturbi dell’omeostasi metabolica (come nel caso della cefalea da viaggio aereo, da apnee nel sonno, da dialisi, da ipertensione arteriosa, da digiuno); da disturbi degli occhi, delle orecchie, del naso, dei denti e della bocca; da disturbi psichiatrici e da neuropatie dolorose craniche (come la nevralgia del trigemino e la sindrome della bocca urente).

Vari studi dimostrano come tecniche di terapia manuale, associate a un’accurata valutazione da parte del clinico, siano estremamente efficaci nel controllo e nella riduzione della cefalea pertanto, una volta escluse cause maggiori, è utile rivolgersi a un fisioterapista-osteopata che proporrà un programma terapeutico personalizzato per il paziente.