Tecarterapia
È una termoterapia endogena (calore prodotto dall’interno) che utilizza a scopi terapeutici gli effetti dell’aumento di temperatura nei diversi tessuti.
La tecarterapia tramite energia elettrica stimola l’attività cellulare e favorisce la circolazione sanguigna con conseguente aumento dell’ossigenazione del tessuto bersaglio ed eliminazione delle sostanze infiammatorie.
Il trattamento con Tecarterapia, associato alla fisioterapia e/o all’osteopatia, è indicato in presenza di patologie osteoarticolari (artrosi), lesioni muscolari, distorsioni, lombalgia e cervicalgia.
Onde d’urto
La terapia con onde d’urto è una terapia non invasiva ed estremamente efficace in molteplici situazioni patologiche muscoloscheletriche.
Nell’onda d’urto, l’energia emanata dall’onda pressoria promuove i processi di riparazione e rigenerazione dei tessuti in particolare tendini, muscoli e ossa.
L’azione terapeutica della terapia a onde d’urto agisce accelerando la riparazione tissutale e riducendo il dolore attraverso la stimolazione di collagene e la formazione di nuovi vasi sanguigni in loco (neoangiogenesi).
Il trattamento con onde d’urto è indicato in presenza di svariate patologie infiammatorie muscoloscheletriche come tendiniti, epicondiliti, trocanteriti, calcificazioni peritrochitiche della spalla, speroni calcaneari etc. e in genere sono necessarie da 3 a 5 sedute.
Flesso distrazione automatica
La tecnica di flesso distrazione è una tecnica di trattamento del disco intervertebrale e di tutte le strutture componenti la vertebra che consiste nell’applicazione sul rachide (lombare e cervicale) di forze esterne dirette ad aumentare l’allontanamento di una vertebra dall’altra. Per la flesso distrazione della colonna viene utilizzato uno specifico lettino automatizzato.
L’attività terapeutica del meccanismo di flesso distrazione si oppone alle pressioni esercitate sulla colonna dalla gravità, dal peso corporeo e dal sistema muscolare, generando notevoli benefici sul disco, sulle articolazioni e sul sistema legamentoso.
Gli effetti positivi della tecnica di flesso distrazione sono molteplici, tra i più importanti la decompressione del disco intervertebrale con possibile riduzione dell’ernia o della protrusione discale, l’aumento di volume del forame intervertebrale attraversato dalla radice nervosa e la riduzione dell’edema infiammatorio vertebrale.
Inoltre favorisce la nutrizione intra discale opponendosi alla disidratazione del disco.
Il trattamento di flesso distrazione automatica associato a una corretta valutazione e a tecniche di terapia manuale (fisioterapia, osteopatia) è particolarmente indicato per lombalgie, sciatalgie, cervicalgie, ernie o protrusioni discali e disturbi posturali.
Fisioterapia
La fisioterapia è una branca della medicina che si occupa della prevenzione, cura e riabilitazione dei pazienti affetti da patologie in ambito muscoloscheletrico, neurologico e viscerale attraverso molteplici interventi terapeutici, quali: terapia manuale e manipolativa, terapie fisiche, terapia posturale e altre.
Il fisioterapista gestisce il paziente nel recupero funzionale ed elabora e attua sotto la propria responsabilità le metodologie riabilitative di base e speciali.
A partire dal 1999, in Italia, il percorso di studi del fisioterapista è di competenza delle sole università.
Gli scopi del trattamento fisioterapico sono riduzione e annullamento del dolore, normalizzazione delle strutture neuro-muscolo-scheletriche e riabilitazione funzionale.
Prima di rivolgerti a un fisioterapista verifica sempre che sia regolarmente iscritto all’ordine.
Osteopatia
L’approccio osteopatico si basa sul concetto di ‘autoguarigione del corpo’.
L’osteopata valuta e tratta ogni paziente nella sua globalità con l’obiettivo di rimuovere i disturbi meccanici di origine muscoloscheletrica, viscerale o fasciale per aiutare il ripristino di una circolazione normale dei liquidi corporei e della funzionalità dei nervi.
Attraverso tecniche di manipolazione vertebrale, viscerale, miofasciale e crainiale l’osteopata ricerca il naturale equilibrio che permette al corpo stesso di indirizzarsi verso una guarigione spontanea.
I campi di applicazione dell’osteopatia sono molteplici e vanno dalle problematiche più comuni come mal di schiena, mal di collo, ernie o protrusioni discali, dolori articolari, disturbi dell’articolazione temporo mandibolare, alle problematiche più complesse come emicranie, sinusiti, reflusso gastroesofageo, stipsi e della sfera ginecologica.
Cefalee
La classificazione più recente delle cefalee distingue le cefalee di tipo primario e le cefalee di tipo secondario. Tra le cefalee di tipo primario, emicrania e cefalea muscolo tensiva sono le più frequenti.
L’emicrania è un tipo di cefalea, che colpisce circa il 14-16% della popolazione, caratterizzata da dolore unilaterale, a volte bilaterale, che dura da 4 a 72 ore e che si accompagna a sintomi neurovegetativi come nausea, vomito, fotofobia e fonofobia.
Il dolore è pulsante e spesso dall’intensità invalidante per il paziente.
La cefalea muscolo-tensiva (il comune mal di testa) è più frequente dell’emicrania e si caratterizza per un dolore bilaterale costrittivo e di bassa o media intensità.
Dura da 30 minuti a 7 giorni e può essere legato all’assunzione di posture scorrette, a una condizione di stress o di stanchezza e a una predisposizione del paziente alla patologia.
Le cefalee si definiscono croniche quando si presentano per più di 15 giorni al mese per più di 3 mesi; in questo caso è indicato consultare uno specialista (neurologo) che escluda cause di maggiore importanza (cefalea secondaria). Una volta escluse cause maggiori è opportuno rivolgersi a un fisioterapista-osteopata che dopo un accurata valutazione proporrà un programma terapeutico personalizzato per il paziente.
Cefalee primarie e cefalee secondarie: la classificazione
Le cefalee si dividono in cefalee primarie e cefalee secondarie.
Le cefalee primarie sono: emicrania, cefalea muscolo-tensiva, cefalea a grappolo e altre cefalee primarie (da tosse, da attività fisica, da attività sessuale, da freddo, ipnica ovvero notturna, new daily persistent headache, una forma rara).
Le cefalee secondarie invece sono: cefalea da trauma cranico e/o cervicale, da disturbi vascolari (come l’ictus), da patologie del cranio non vascolari (come ipertensione o ipotensione liquorale), da uso di sostanze (inclusi gli antidolorifici), da infezioni, da disturbi dell’omeostasi metabolica (come nel caso della cefalea da viaggio aereo, da apnee nel sonno, da dialisi, da ipertensione arteriosa, da digiuno); da disturbi degli occhi, delle orecchie, del naso, dei denti e della bocca; da disturbi psichiatrici e da neuropatie dolorose craniche (come la nevralgia del trigemino e la sindrome della bocca urente).
Vari studi dimostrano come tecniche di terapia manuale, associate a un’accurata valutazione da parte del clinico, siano estremamente efficaci nel controllo e nella riduzione della cefalea pertanto, una volta escluse cause maggiori, è utile rivolgersi a un fisioterapista-osteopata che proporrà un programma terapeutico personalizzato per il paziente.
Cervicalgia
La cervicalgia si definisce come dolore al rachide cervicale e rappresenta, quindi, un sintomo, non una patologia. Dopo la lombalgia è la seconda causa di consulto specialistico per quanto riguarda il dolore muscoloscheletrico. Nel corso della vita circa due terzi della popolazione presenta cervicalgia e la prevalenza è maggiore dopo i 40 anni. Il 35% della popolazione generale riferisce almeno un episodio di cervicalgia all’anno.
Le cause della cervicalgia possono essere vertebrali o extravertebrali.
Le cervicalgie vertebrali possono essere causate da infiammazione tra due vertebre, artrosi tra due vertebre, ernia o protrusione discale, fratture.
Le cervicalgie extravertebrali possono essere causate da patologie infiammatorie e degenerative della spalla, neoplasie extravertebrali (pancoast), infezioni o malattie sistemiche.
Quando il dolore dal rachide cervicale si irradia all’arto superiore si parla di cervicobrachialgia, questa sintomatologia periferica è dovuta all’interessamento delle radici spinali cervicali.
Come per la lombalgia, anche nel caso di cervicalgia il trattamento di tipo conservativo effettuato da un professionista della salute specializzato ha nella maggior parte dei casi un esito favorevole.
Lombalgia e Lombosciatalgia
La lombalgia si definisce come dolore al rachide lombare e rappresenta, quindi, un sintomo, non una patologia; è più comune tra i 30 e i 55 anni e in Italia è la maggior causa di dolore e inabilità: oltre il 70% della popolazione ne soffre almeno una volta nella vita e nel 10% dei casi, se non precocemente trattata, diventa un problema cronico.
Alla base della lombalgia ci sono cause vertebrali ed extra-vertebrali.
Le lombalgie vertebrali possono essere causate da infiammazione tra due vertebre, artrosi tra due vertebre, ernia del disco intervertebrale, protrusione discale o altre patologie vertebrali.
Le lombalgie extra-vertebrali possono essere causate da patologie reno-ureterali (calcolosi), patologie vascolari (aneurisma dell’aorta addominale), patologie ginecologiche (endometriosi), patologie intestinali (colonpatie) e patologie prostatiche (prostatiti).
Spesso il dolore lombare è accompagnato da dolore irradiato alla regione posteriore della coscia e della gamba (lombosciatalgia) o alla regione anteriore della coscia (lombocruralgia), lungo i territori di innervazione rispettivamente dei nervi sciatico e femorale.
È importante per il paziente che presenta tali sintomi sottoporsi, nel più breve tempo possibile, a una visita di controllo da un professionista del settore in modo tale da evitare frequenti recidive o ancora peggio una cronicizzazione del dolore.
Vari studi hanno dimostrato come l’osteopatia associata alla fisioterapia, alla flesso distrazione vertebrale automatica, a consigli di igiene posturale e, nei casi più gravi, a trattamento farmacologico abbia un grande impatto nell’evoluzione favorevole del dolore lombare.
